07 October 2013

Il Viaggio - 4


Il tempo spaventa
Lo spazio lo percorri, il tempo lo aspetti, è lui che scorre.
Quando andai a Barcellona sentii il problema spaziale perchè ero a 1200 km da casa, ma la mattina io e Veronica ci davamo il buongiorno alla stessa ora via chat. E la sera ci sentivamo dopo cena. Due cene diverse, lontane centinaia di Km, ma consumate nello stesso tempo, virtualmente insieme. Idem dicasi per il periodo milanese.
Ora però questo metro di confronto, di paragone, questo simbolo di vicinanza perdeva completamente di significato.



Il rendermi conto che, oltre alla lontananza spaziale c'era quella temporale mi lasciò disorientato. Io ero nella notte, notte fonda, a casa si andava verso l'imbrunire.

E vederlo sul pannello elettronico che avevo davanti rendeva questa cosa reale. 

Non so se il mancato funzionamento del roaming mentre ero a Bangkok avesse suonato come campanello d'allarme, non so se l'essere al buio, e nel buio, mi stesse disorientando... so che se avessi potuto sarei tornato a casa. Senza pensarci due volte. In quel preciso momento, vedendo quel pannello, mi resi conto che ero lontano dalla mia famiglia, che non potevo tornare facilmente, che se avessero avuto bisogno di me io non ci sarei potuto essere se non col pensiero... o in un sogno.

In quel momento capivo i molteplici sensi della distanza. Non solo lo spazio, ma anche il tempo. Essere così lontani e continuare ad andare avanti nello spazio e nel tempo era difficile. 

Una sensazione sublime. La distanza infinita, i riferimenti persi la situazione che ti sorpassa, un qualcosa che non riesci a controllare. Un po' come la prima volta che soffrii di vertigini su quella guglia della Sagrada Familia.
Questo era sublime, non bello.

Non so dire quanto tempo passai così, so solo che istintivamente presi il notebook e mi misi a guardare l'ultimo cartone animato che avevo preso alle mie bimbe prima di partire.

Alessandro